Letture “sui binari” lungo l’asse Torino-Milano, nasce la prima biblioteca per gli utenti del trasporto pubblico
Chivasso, Cultura, Politica 1 Comment »Pubblicato da Marilena De Giorgio alle 15:19 in Arte e Cultura su torino.blogosfere.it
Un progetto teso ad avvicinare la lettura ai cittadini in modo originale e, per la prima volta in Italia, con al proprio interno la biglietteria ferroviaria e autobus.
La nuova Biblioteca “J. Suigo” di Chivasso , vicino Torino, sarà inserita dentro il nodo d’interscambio modale ferrovia/gomma per i pendolari denominato Movicentro. Asse
che comprende anche la
L’opera è in fase di progettazione esecutiva e l’inaugurazione è prevista per la primavera del 2010.
La struttura ospiterà la prima Biblioteca in Italia concepita per offrire i propri servizi anche agli utenti del trasporto pubblico, sfruttando il sistema organizzativo che prevede la funzione di primo livello della Biblioteca concepita come una Hall di un aeroporto con pannelli informativi sugli orari dei mezzi pubblici e sulle funzioni pubbliche che la biblioteca offre per i viaggiatori che amano leggere.
Con il supporto dell’importante rete costituita dal Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana Torinese, la biblioteca civica Jacobino Suigo diventerà il punto di riferimento essenziale per lo sviluppo culturale e la qualità della vita del territorio chivassese.
La particolarità del programma creerà importanti e significative sinergie con il sistema di interscambio nei trasporti che caratterizza lo snodo chivassese che è incrocio di importanti assi ferroviari come le linee Torino-Milano, la Torino-Aosta, la Chivasso-Asti e la linea Torino-Casale M.to-Alessandria nonché al centro di innumerevoli linee di autobus che collegano Torino e Chivasso con il Canavese, con il Monferrato Astigiano e Casalese nonché con il Vercellese.
Il progetto prevede che si utilizzi la sagoma del fabbricato esistente, che risale all’inizio del secolo scorso e che verrà demolito a causa della precarietà della struttura portante, al suo posto, un nuovo edificio su due livelli, con l’ingresso principale al piano terra collegato alla nuova biglietteria per autobus e treni.
Ci sarà spazio per il web, con zone di attesa e postazioni dotate di attacchi per personal computer e monitor informativi sulla mobilità locale e regionale; cataloghi on line, una sezione multimedia.
Alcuni innovativi servizi previsti nella nuova biblioteca sono: distributore automatico per il prestito e la restituzione dei libri 24h su 24 con accesso dall’esterno; possibilità di prestito agli utenti di notebook in aggiunta alle postazioni multimediali fisse; l’intera Biblioteca sarà un Hot-Spot per la connettività wi-fi per permettere agli utenti in ogni postazione si trovino, sia essa informale o di consultazione, la connessione ad internet e ai servizi intranet con il proprio computer portatile.
Lo start up del progetto era iniziato il 15 ottobre 2007. L’investimento complessivo supera i 2 milioni e 700 mila euro, di cui 1 milione e 100 mila euro a carico del Comune di Chivasso e 1 milione 600 mila euro provenienti dalla Regione Piemonte, suddivisi tra l’Assessorato ai Trasporti per 1 milione di euro e per restanti 600 mila dall’Assessorato alla Cultura.

Nato a Roma nel 1942 da genitori campani, Ventrone segue fin da giovanissimo la vocazione al mestiere pittorico seguendo le lezioni di artisti del calibro di Capogrossi e Turcato al liceo artistico. Si iscrive nel 1964 alla facoltà di architettura, ma il fascino dell’arte pittorica lo coinvolge al punto da spingerlo ad abbandonare presto gli studi per dedicarvisi completamente. Il suo talento viene presto scoperto da Federico Zeri, il massimo storico dell’arte italiano del secondo ‘900, e presto sostenuto da critici di grande levatura come Roberto Tassi, Achille Bonito Oliva, Vittorio Sgarbi ed Edward Lucie-Smith, che ne hanno sottolineato la maestria nel rigore delle rappresentazioni e l’acutezza dei raffinati simbolismi. Quella di Ventrone è una passione autentica e tenace per l’arte classicamente intesa, un sentimento che lo spinge al di fuori delle regole del mercato e al di là delle mode del momento. Un’artista senza tempo che guarda con occhio grato ai grandi artisti del passato, a Caravaggio per primo, ma che si compiace di esprimere, col fare lento e delicato di ogni creazione, col silenzio straniante tipico di ogni composizione iperrealista, coi contrasti cromatici dalle leggere velature, la realtà del nostro secolo, di cui si vede l’apparenza ma se ne subodora lo spirito. La mostra di Chivasso si presenta come una rara occasione di portata internazionale per ammirare da vicino un’ampia ed organica selezione di cinquanta rare opere di Luciano Ventrone, dalle celebri nature morte agli altrettanto sorprendenti nudi fino ai rarissimi paesaggi, portando nuovamente Palazzo Einaudi alla ribalta della scena espositiva nazionale. L’occasione è resa ancora più straordinaria dalla presenza in mostra di numerosi dipinti inediti, provenienti da prestigiose collezioni private italiane e mai esposti pubblicamente in precedenza. La mostra chivassese sarà correlata da un importante catalogo, edito dalla Giunti Arte Mostre Musei a cura di Alberto Agazzani, contenente le riproduzioni di tutte le opere esposte e arricchito da un’antologia critica completa che renderà la pubblicazione un vero e proprio volume monografico di riferimento dedicato a Luciano Ventrone ed alla sua straordinaria vicenda artistica.

Ecco che con questa mostra vorrei proporre un percorso che accompagni il cittadino ‘sprovveduto’. Ho voluto fissare alcuni particolari che rivelano i cambiamenti più rilevanti e altri che ne ricordano invece i caratteri storici e tradizionalisti. Sta al visitatore riconoscere i dettagli, porsi interrogativi, magari rendendolo più attento, più cosciente dei particolari della città in cui vive. Perché vivere una città significa, anche per la persona più abitudinaria e disinteressata, immedesimarsi in un contesto urbano ben preciso, che diventa volere o nolere un suo bagaglio personale, un punto di riferimento che non si può cancellare. Vivere una città significa magari anche non conoscere i nomi delle vie, ma sapere che cosa avviene in quell’edificio, in quel quartiere, in quella piazza, significa percorrere una strada disinteressatamente ma come guidati dall’istinto. Una mostra per Chivasso, dunque, una città certamente oggi più vivibile di un tempo, per i chivassesi distratti, abitudinari o ‘fuggitivi’, e certamente anche per chi voglia scoprire qualche particolarità di una città di passaggio. Giuseppe Laurella è il fotografo – meglio ‘ricercatore di immagini’ – che ha raccolto i particolari in mostra. Giuseppe Laurella nasce a Santhià in provincia di Vercelli nel 1953 e si trasferisce successivamente a Ivrea. Nel 1981 si laurea in Architettura con una tesi sul fenomeno Olivetti. Inizia quindi la sua attività di libero professionista a cui affianca quella di insegnante. Da circa trent’anni insegna alla Casa della Gioventù di Castelrosso ora Casa di Carità Arti e Mestieri. Dal 1985 risiede a Chivasso dove oltre alla professione di architetto e all’insegnamento ha ripreso a scattare fotografie, sua passione che risale alla sua giovinezza. In questi anni collabora con la Provincia di Vercelli, il Faber Teater, l’Associazione Contatto, l’Associazione G.B. Viotti di Fontanetto Po, i quotidiani de la Stampa e la Repubblica.

